Il complotto dei delfini e le trattative aperte nel Lotto 49 e chiuse nella Guida Galattica

Leggendo un libro di Pynchon con quasi 50 anni di ritardo (il Lotto 49 è del ’65) ho appena scoperto che in una brevissima soggettiva della protagonista si fa riferimento, ma è proprio un attimo, solo poche righe, al “Complotto Dei Delfini” che poi verrà diffusamente portato alla luce, anni dopo, con ulteriori dettagli, da un altro grande scrittore.

(questo presupponendo la linearità temporale ed escludendo che uno dei due scrittori – Thomas Pynchon e/o Douglas Adams – abbiamo avuto modo di viaggiare nel tempo)

Ma in cosa consiste il “Complotto Dei Delfini” anticipato ne L’incanto del Lotto 49? Ecco qui:

L'incanto del lotto 49 - I delfini

Ed ecco invece cosa ci dice la Guida galattica per gli autostoppisti (che è del ’79):

Guida galattica – I delfini

Il tema del “Complotto Dei Delfini” sarà ripreso da Adams anche nell’87 in Addio e grazie per tutto il pesce.

Insomma, se non credete che i delfini non solo sono più intelligenti dei primati e che un giorno ci governeranno, riflettete un minuto su quanto segue:

  • sempre nella Guida galattica viene citata una sola specie più intelligente dei delfini: i topi (e, non so voi, ma io preferisco di gran lunga i mammiferi acquatici…)

Inoltre,

  • i delfini godono di una mitologia di tutto rispetto: animali sacri e venerati in tutte le culture, per i greci addirittura avevano contribuito in maniera significativa alla nascita della città nonché del tempio di Delfi.

e, infine:

  • i delfini hanno sempre un occhio di riguardo verso i  bambini. È storia: da quello che salvò Telemaco a Flipper (inteso sia come film che come serie televisiva).

Insomma, se vi capitasse di fare una gita in un bio parco acquatico, fossi in voi, mi fermerei anch’io ad “aprire trattative” con un delfino prima che sia troppo tardi:

 

httpv://youtu.be/A49aY_j6ins

Tranquillizzare chi è turbato e turbare chi è tranquillo #ricordandoDFW

Volevo aiuto e allo stesso tempo non lo volevo. E ho reso difficile agli altri il compito di aiutarmi: potevo andare un giorno tutto disperato in lacrime da una psichiatra e poi due giorni dopo trovarmi a discettare con lei su alcune sottigliezze della teoria junghiana […]

(tratto da La storia di un ex-residente, un probabile inedito di David Foster Wallace scovato dall’ArchivioDFW)

Nella giornata in cui ricorre l’anniversario della scomparsa di David Foster Wallace, tutti sono presenti all’appuntamento:

Archivio David Foster Wallace Italia Facebook

  • Minimum fax con Un antidoto Contro la solitudine, dove Stephen J. Burn ha raccolto interviste e conversazioni;
  • Einaudi con Di carne e di nulla, una raccolta di saggi (più o meno) inediti corredati, anche qui, da interviste e conversazioni…

Il saggio minore su Terminator 2, tratto da quest’ultimo e pubblicato ieri da Repubblica ha suscitato, come spesso accade quando si tratta di Wallace, forti prese di posizione.

Per non parlare poi dei numerosi articoli-e-interviste-a-corredo (vedi Minima&Moralia, Wired, Il Post) nonché belle iniziative come quella di Finzioni: un post ogni ora.

Per quanto ci riguarda, dalle parti dell’Archivio DFW, se aveste voglia di giocare e divertirvi, stiamo twittando le mega trame dei saggi, racconti e romanzi di Wallace:

Ecco solo un paio di esempi:

MaddMaths, David Foster Wallace, Infinite Jest

Diego Altobelli #RicordandoDFW #InfiniteJest

Sempre sul sito troverete un “probabile” inedito di Wallace scovato e tradotto da alcuni amici dell’Archivio (complimenti!).

È una lettera di “testimonianza” scritta da un ex-residente della Granada House (inutile qui soffermarsi sull’importanza nella-vita-e-nella-narrativa di Wallace delle case di recupero).

È un testo breve e intenso con una costruzione sintattica che non lascerebbe dubbi di sorta sull’identità dell’autore.

Uno squarcio su una faccenda privata e toccante che, nelle ultime righe, fa intravedere un universo parallelo in cui cinque anni fa lui, David, è rimasto seduto in garage nella sua casa in California a scrivere, riscrivere ed editare maniacalmente le bozze del Re Pallido.

In un’intervista del ’93 a Larry McCaffery, rispondendo a una domanda sulle “sfide” che la letteratura lanciava ai lettori, Wallace – allora trentunenne – disse:

Uno dei miei insegnanti, che stimavo molto, diceva sempre che il compito della buona letteratura è tranquillizzare chi è turbato e turbare chi è tranquillo.

Secondo me il compito della letteratura alta consiste in gran parte nel dare al lettore, che come tutti noi è un po’ impantanato dentro la propria testa, nel dargli accesso, dicevo, tramite l’immaginazione, alla vita interiore di altri individui.

Dato che una parte ineluttabile dell’essere umano è la sofferenza, ciò che noi esseri umani cerchiamo nell’arte è anche un’esperienza di sofferenza: che sarà necessariamente un’esperienza mediata, o per meglio dire una generalizzazione della sofferenza. Capisci cosa intendo?

Nel mondo reale tutti soffriamo da soli; la vera empatia è impossibile. Ma se un’opera letteraria ci permette, grazie all’immaginazione, di identificarci con il dolore dei personaggi, allora forse ci verrà più facile pensare che altri possano identificarsi con il nostro.

Questo è un pensiero che nutre, che redime: ci fa sentire meno soli dentro.

Magari è tutto qui, semplicemente.

(tratto da: Un antidoto contro la solitudine, Minimum fax, pag. 54)

Buona lettura e buon #DFWday:

 

La storia di un ex-residente un iedito di David Foster Wallace