Ti complicherà la vita

Tranquillizzare chi è turbato e turbare chi è tranquillo #ricordandoDFW

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Volevo aiuto e allo stesso tempo non lo volevo. E ho reso difficile agli altri il compito di aiutarmi: potevo andare un giorno tutto disperato in lacrime da una psichiatra e poi due giorni dopo trovarmi a discettare con lei su alcune sottigliezze della teoria junghiana […]

(tratto da La storia di un ex-residente, un probabile inedito di David Foster Wallace scovato dall’ArchivioDFW)

Nella giornata in cui ricorre l’anniversario della scomparsa di David Foster Wallace, tutti sono presenti all’appuntamento:

Archivio David Foster Wallace Italia Facebook

  • Minimum fax con Un antidoto Contro la solitudine, dove Stephen J. Burn ha raccolto interviste e conversazioni;
  • Einaudi con Di carne e di nulla, una raccolta di saggi (più o meno) inediti corredati, anche qui, da interviste e conversazioni…

Il saggio minore su Terminator 2, tratto da quest’ultimo e pubblicato ieri da Repubblica ha suscitato, come spesso accade quando si tratta di Wallace, forti prese di posizione.

Per non parlare poi dei numerosi articoli-e-interviste-a-corredo (vedi Minima&Moralia, Wired, Il Post) nonché belle iniziative come quella di Finzioni: un post ogni ora.

Per quanto ci riguarda, dalle parti dell’Archivio DFW, se aveste voglia di giocare e divertirvi, stiamo twittando le mega trame dei saggi, racconti e romanzi di Wallace:

Ecco solo un paio di esempi:

MaddMaths, David Foster Wallace, Infinite Jest

Diego Altobelli #RicordandoDFW #InfiniteJest

Sempre sul sito troverete un “probabile” inedito di Wallace scovato e tradotto da alcuni amici dell’Archivio (complimenti!).

È una lettera di “testimonianza” scritta da un ex-residente della Granada House (inutile qui soffermarsi sull’importanza nella-vita-e-nella-narrativa di Wallace delle case di recupero).

È un testo breve e intenso con una costruzione sintattica che non lascerebbe dubbi di sorta sull’identità dell’autore.

Uno squarcio su una faccenda privata e toccante che, nelle ultime righe, fa intravedere un universo parallelo in cui cinque anni fa lui, David, è rimasto seduto in garage nella sua casa in California a scrivere, riscrivere ed editare maniacalmente le bozze del Re Pallido.

In un’intervista del ’93 a Larry McCaffery, rispondendo a una domanda sulle “sfide” che la letteratura lanciava ai lettori, Wallace – allora trentunenne – disse:

Uno dei miei insegnanti, che stimavo molto, diceva sempre che il compito della buona letteratura è tranquillizzare chi è turbato e turbare chi è tranquillo.

Secondo me il compito della letteratura alta consiste in gran parte nel dare al lettore, che come tutti noi è un po’ impantanato dentro la propria testa, nel dargli accesso, dicevo, tramite l’immaginazione, alla vita interiore di altri individui.

Dato che una parte ineluttabile dell’essere umano è la sofferenza, ciò che noi esseri umani cerchiamo nell’arte è anche un’esperienza di sofferenza: che sarà necessariamente un’esperienza mediata, o per meglio dire una generalizzazione della sofferenza. Capisci cosa intendo?

Nel mondo reale tutti soffriamo da soli; la vera empatia è impossibile. Ma se un’opera letteraria ci permette, grazie all’immaginazione, di identificarci con il dolore dei personaggi, allora forse ci verrà più facile pensare che altri possano identificarsi con il nostro.

Questo è un pensiero che nutre, che redime: ci fa sentire meno soli dentro.

Magari è tutto qui, semplicemente.

(tratto da: Un antidoto contro la solitudine, Minimum fax, pag. 54)

Buona lettura e buon #DFWday:

 

La storia di un ex-residente un iedito di David Foster Wallace

 

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diego altobelli

Ossessionato dai dualismi anima e corpo, reale e virtuale, ragione e volontà, obladì obladà. Quando non è distratto dalla vita aggiorna questo blog. Ogni tanto scrive sceneggiature e racconti.

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