Revolutionine

ti complicherà la vita

Gli Uccelli-Fantasma di Nic Pizzolatto, True Detective, Twin Peaks e David Foster Wallace

“Martellato dalle onde, mentre ingoiavo acqua ed ero quasi cieco dal dolore, mi aggrappai a una roccia, sapendo che, se fossi stato spazzato via dalla corrente, sarei stato finito. Notai che sulla riva del fiume uno scoiattolo mi stava osservando. Reclinò la sua testolina, come per chiedermi cosa pensassi di voler fare, e si arrampicò su un albero, muovendosi a spirale, dove lo persi di vista fra i rami. Ricordo un senso di calma, staticità, e pensai: «Questa è la mia morte. Interessante»”

(da Uccelli-Fantasma, un racconto di Nic Pizzolatto tradotto da Marianna Silvano per Sul Romanzo)

Qualche giorno fa si chiacchierava con i compagni di letture della lista Wallace di quanto-e-eome alcuni elementi di una delle serie Tv più interessanti degli ultimi tempi – True Detective – abbiano degli echi della scrittura di David Foster Wallace.

Echi più o meno espliciti, come ad esempio un “video inguardabile” come in Infinite Jest (“Come diavolo ho potuto non pensarci subito, come?”).

True Detective

Ok, lo confesso:

i miei termini di paragone sono stati, molto banalmente, dall’inizio alla fine:

Twin Peaks (+ Velluto blu) + Lost

Per questo sto seguendo con interesse le riflessioni di The Fix segnalate sulla lista Wallace, dove sono presenti analogie molto interessanti.

E, in effetti, il ruolo del “video inguardabile”, quello delle dipendenze come l’alcolismo, i discorsi ricchi di digressioni di Cohle, la sua incredibile cultura, il suo ragionevole nichilismo, ora che ci penso potrebbero…

Ieri sera poi, molto tardi, ho letto la traduzione di Marianna Silvano, un’amica della lista Wallace, di Uccelli-Fantasma, uno dei due racconti di Nic Pizzolatto del 2002 nel quale, a posteriori, già sono chiari i topoi narrativi che si ritroveranno, proprio nella prima stagione di True Detective (“Marianna, ti prego, dimmi che tradurrai anche il secondo…”).

Nel racconto [...] il protagonista viene a ragione considerato un «Frankenstein della filosofia orientale», un’etichetta che ha il suono di un ossimoro, in quanto accosta la follia occidentale del progresso alla calma del Tao, che, come si vedrà, è un’ossessione per il protagonista. Il racconto, infatti, ruota attorno al concetto del “vuoto” taoista – una necessità, più che una fede – e alle varie tonalità luminose che i cieli di St. Louis possono assumere, ricordando la luminosità delle filosofie Zen. Le parole si intrecciano rimandando continuamente al presente e al passato, allo squallore della contingenza e alla bellezza della meditazione – anche il non-detto svolge un ruolo primario nell’intreccio.

Ed effettivamente è difficile non immaginare la prima persona del racconto come il resoconto gutturale e rauco di Rust Cohle, che unisce un parlato da slang, ai termini più profondi della filosofia.

(Marianna Silvano nell’intro a Uccelli-Fantasma)

Insomma, un consiglio spassionato:

aspettate notte fonda, il silenzio nervoso e inquieto della città e fate passare un po’ d’aria fresca dalla finestra della cucina, dopodiché iniziate a leggere Uccelli-Fantasma:

Nic Pizzolatto, Marianna Silvano, Uccelli fantasma, Sul Romanzo

Continua a leggere Uccelli-Fantasma, tr. di Marianna Silvano sul blog di Sul romanzo

***

Ah, l’immagine di Cohle l’ho presa sulla paginetta Facebook dello show dell’HBO.

 

Il complotto dei delfini e le trattative aperte nel Lotto 49 e chiuse nella Guida Galattica

Leggendo un libro di Pynchon con quasi 50 anni di ritardo (il Lotto 49 è del ’65) ho appena scoperto che in una brevissima soggettiva della protagonista si fa riferimento, ma è proprio un attimo, solo poche righe, al “Complotto Dei Delfini” che poi verrà diffusamente portato alla luce, anni dopo, con ulteriori dettagli, da un altro grande scrittore.

(questo presupponendo la linearità temporale ed escludendo che uno dei due scrittori – Thomas Pynchon e/o Douglas Adams – abbiamo avuto modo di viaggiare nel tempo)

Ma in cosa consiste il “Complotto Dei Delfini” anticipato ne L’incanto del Lotto 49? Ecco qui:

L'incanto del lotto 49 - I delfini

Ed ecco invece cosa ci dice la Guida galattica per gli autostoppisti (che è del ’79):

Guida galattica – I delfini

Il tema del “Complotto Dei Delfini” sarà ripreso da Adams anche nell’87 in Addio e grazie per tutto il pesce.

Insomma, se non credete che i delfini non solo sono più intelligenti dei primati e che un giorno ci governeranno, riflettete un minuto su quanto segue:

  • sempre nella Guida galattica viene citata una sola specie più intelligente dei delfini: i topi (e, non so voi, ma io preferisco di gran lunga i mammiferi acquatici…)

Inoltre,

  • i delfini godono di una mitologia di tutto rispetto: animali sacri e venerati in tutte le culture, per i greci addirittura avevano contribuito in maniera significativa alla nascita della città nonché del tempio di Delfi.

e, infine:

  • i delfini hanno sempre un occhio di riguardo verso i  bambini. È storia: da quello che salvò Telemaco a Flipper (inteso sia come film che come serie televisiva).

Insomma, se vi capitasse di fare una gita in un bio parco acquatico, fossi in voi, mi fermerei anch’io ad “aprire trattative” con un delfino prima che sia troppo tardi:

 

Tifiamo4, un “progetto transmediale multiautore” di Wu Ming e Terra Project a cura di Mr Mill con (anche, e tra gli altri) un raccontino del sottoscritto

In breve, è come se si trattasse di un gioco di carte. Una partita di tarocchi narrativi (Wu Ming 2)

 

Chi scrive è oltremodo emozionato di ritrovarsi con un suo raccontino nella raccolta Tifiamo 4, un’antologia che appartiene al grande e rizomatico tessuto narrativo collettivo costruito dai Wu Ming.

Cover-Tifiamo-4-definitiva

Questa antologia di racconti è nata come spin-off del progetto 4, il libro di fotoracconti con fotografie del collettivo TerraProject e parole di Wu Ming 2.

Un progetto ibrido di sperimentazione fra fotografia e scrittura, in cui queste due forme narrative, nelle intenzioni, non si riducono alla sola complementarità ma, in un rapporto riflessivo, vengono portate alla risonanza per produrre narrazioni coese la cui potenza è maggiore della somma delle singole parti.

Per usare una definizione cara ai Wu Ming e farla breve, un “progetto transmediale multiautore”.  (Mr. Mill)

 

Il  gioco con i “tarocchi narrativi” consisteva nello scegliere (almeno) 4 foto del collettivo Terra Project, immergerle in una storia (più o meno) coerente e comprensibile e farle poi essiccare per bene.

Le fotografie che hanno tenuto compagnia per un intero weekeend al sottoscritto, hanno fatto esplodere, come fossero pezzi di un test di Rorschach, dei piccoli corto-circuiti di carattere soggettivo e personale dai quali è scaturita poi la storia che – se vi va – potrete leggere qui sotto.

Alla consegna del raccontino “Acqua” al curatore/curandero di Tifiamo4, Mr. Mill aka Franco Berteni (che ringrazio sinceramente lui-sa-perché, lui-sa-com’è), l’effetto di sconbussolamento è stato come quello che si prova dopo aver terminato una seduta psicanalitica.

Questo per dire che sono d’accordo con Franco quando nella nota introduttiva scrive che Tifiamo 4 è stata

una chiamata alla partecipazione giocosa, con delle regole così come ogni gioco prevede, un gioco serio ma senza seriosità.

Su Giap, il blog dei Wu Ming su cui, mesi e mesi fa, è partita  l’idea, si riassume per bene in questo post cosa-e-chi c’è dietro questo libro (che libro non è, o meglio, non è solo un).

Sempre su Giap è possibile poi scaricare gratuitamente l’eBook Tifiamo 4.

Da pag. 133 a pag. 140 troverete il raccontino o, meglio, la “giocata di tarocchi narrativi” di cui sopra, seguita e preceduta da altre interessanti giocate (a volte proprio migliori):

TIFIAMO4 Acqua Diego Altobelli

–> Continua a leggere “Acqua” su Tifiamo 4

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La citazione viene da una canzone di Maria Bethânia, Memória Das Águas:

“Uno dei più rispettati scrittori della sua generazione”, sull’Archivio DFW, per il #DFW52 la traduzione di un’intervista di Garner a Wallace

La stessa cosa succede nel mondo universitario. Quando gli studenti cominciano a seguire i miei corsi, molto spesso mi ritrovo a doverli ripulire delle abitudini per cui venivano premiati alle scuole superiori, molte delle quali hanno a che fare – soprattutto nella critica letteraria – con eccessive astrazioni, verbosità, sovracomplicazioni, eccessivo affidamento nel gergo della disciplina.”

(Continua a leggere su Archivio DFW)

 

Se fosse vivo oggi avrebbe compiuto 52 anni, da qui l’hashtag #DFW52.

Ecco, non è che sia proprio un fan di questi “What if” e ricorrenze ma, dato che è un’occasione buona per leggere qualcosa di nuovo su/di Wallace ben vengano anche gli auguri di un buon non-compleanno.

Gli amici dell’Archivio DFW Italia, anche questa volta, arrivano prima di tutti gli altri con una “chicca” che dedicano agli howling fantods italici (grazie!):

la traduzione di un estratto da Quack This WayDavid Foster Wallace & Bryan A. Garner Talk Language and Writing, appena pubblicato.

Quack this way

In questo estratto Wallace parla di lingua (e uso della), gerghi, costruzione di saggi argomentativi ma, soprattuto, di un tema molto importante come quello dell’emancipazione dal “virus” del linguaggio accademico (una riflessione valida, ovviamente, per qualsiasi contesto professionale).

Buona lettura

#DFW52: colloquio con B. Garner sull’uso della lingua

La traduzione completa è sull’Archivio DFW.

Il testo originale, invece, è qui.

Inutile ricordare che in Considera l’aragosta è presente il monumentale saggio su “Autorità e uso della lingua”, un’interessante riflessione su usi-e-costumi della lingua inglese, che venne pubblicata in origine sul Dictionary of Modern American Usage, a cura dello stesso Bryan A. Garner di cui sopra.