Revolutionine

ti complicherà la vita

Di quanto voglio bene agli Inventionis Mater (e a quello che rappresentano)

 Il nome di questa canzone è King Kong. È la storia di un gorilla molto grande che viveva nella giungla: stava bene finché alcuni americani arrivarono e pensarono di portarlo a casa loro. Lo portarono negli Stati Uniti e fecero dei soldi sfruttando il gorilla. Poi lo uccisero.

(Frank Zappa, Live Intro Plus King kong From Lumpy-Money Sessions)

 

Datemi due minuti e vi di dirò perché dovete comprare (è un suggerimento, per carità, anche se uso l’imperativo) Kong’s Revenge degli Inventionis Mater, che poi è il loro secondo disco zappiano ma prima, per chi non avesse letto nessuno dei miei post precedenti su di loro (tipo qui o qui ma anche qui) vi dico:

CHI SONO GLI INVENTIONIS MATER

Un duo di musicisti italiani (fiorentini) che hanno deciso di riscrivere e risuonare pezzi di Frank Zappa in “chiave classica” (che poi non vuol dire molto, lo so) con chitarra e clarinetto.

Kong's Revenge, Inventionis Mater, PIerpaolo Romani, Andrea Pennati. Frank Zappa

Ma, direte voi, Zappatisti della prima ora: come si può solo immaginare di riprodurre la complessità delle sovraincisioni, delle improvvisazioni, degli “scherzi” del vecchio Frank in “chiave classica” (qualunque cosa voglia dire)?

Ecco, esattamente così:

La ricchezza degli Inventionis Mater, il loro “valore aggiunto” come si direbbe se parlassimo “solo” di marketing del prodotto, è nell’adattamento delle complesse melodie zappiane e nella loro riproposizione a un nuovo pubblico che potrebbe anche (Scandalo!) non conoscere perfettamente le composizioni originali, se così si può dire.

Zappa non viene coverizzato insomma, ma “tradotto”.

Con Kong’s Revenge, poi, i due musicisti fanno, almeno secondo chi scrive, un ulteriore balzo in avanti.

Zappa/Kong: attenti al gorilla!

Il tutto parte dalla suite King Kong contenuta in Uncle Meat (1969) un lungo pezzo di free jazz ricco di improvvisazioni di tutti i componenti delle Mothers Of Invention che si sarebbero sciolte di lì a poco.

Ma chi è, invece, il King Kong dell’album degli Inventionis Mater?

Ma Zappa stesso, s’intende (Zappa come King Kong?!? Sì, certo…). Per diversi motivi:

  • Zappa come la bestia gigante, selvaggia e anarchica da affrontare, addomesticare, “ridurre” e portare a nuovi pubblici,
  • Zappa come King Kong troppo stretto e a disagio in qualsiasi cornice di genere lo si inserisca,
  • Zappa che, come King Kong, alla fine rompe sempre le catene e si libera lasciando il pubblico stupito e sbigottito.

Zappa, si diceva, viene preso, spogliato e “riassunto” e proprio questo fa aumentare le sue dimensioni (Kong’s Dimension) in maniera spropositata, bestiale, mostruosa.

In Kong’s Revenge viene applicata quella analoga tecnica del “montaggio” (simile in tutto e per tutto al montaggio cinematografico –> Zappa come Ejzenstejn?!? Certo, perché no) con cui il musicista componeva assemblando strumenti, voci, suoni e ambienti diversi nel tempo e nello spazio.

Insomma, se nel primo disco (Does Humor Belong in Classical Music?) i due italiani (ma quanto mi piace scrivere che questi due musicisti sono italiani?) erano più “Mothers”, in questo secondo disco hanno aperto lo scrigno delle loro “Inventionis”:

prendono e mischiano pezzi, smontano e rimontano, citano, insomma: si divertono un sacco. E per capirlo basta ascoltare Catholic Girls o Rhyminh Man.

E in questo si rifanno alla divertita visionarietà ante litteram di Zappa in grado sempre, decennio dopo decennio, di ironizzare cinicamente sul presente come un Groucho Marx (Zappa come Groucho Marx?!? Ma certo…) e anticipare il futuro come un Precog di P.K. Dick (Zappa come un personaggio di Philip K Dick?!? Ma ovvio…).

Ensemble Mothers Inventionis

Quando Zappa, poco prima di morire, diresse l’Ensemble Modern, uno dei pezzi che più di tutti emozionò (al di là del titolo, of course) fu G-Spot Tornado.

In Jazz from Hell (1986) questo pezzo era stato composto e suonato su un synclavier, al computer insomma (ascoltare) e una idea fissa di Zappa durante tutta la sua prolifica carriera fu sempre quella di trovare musicisti-in-carne-e-ossa in grado di eseguire questi pezzi.

Ecco, quando l’orchestra sinfonica tedesca suonò G-Spot Tornado, e non sto qui ad annoiarvi sulla complessità dell’esecuzione, fu una grandissima emozione. Potete divertitivi a seguite la frase musicale che rimbalza come una pallina da uno strumento all’altro (ascoltare per credere, NB. il pezzo dura solo i primi 3 min, più o meno, il resto sono applausi…).

Alla fine del concerto, il vecchio Frank, malato, stanco ma sorridente, annuisce agli applausi.

Al termine del primo ascolto di Kong’s Revenge si ha la stessa consapevolezza sorniona e ci si ritrova in piena notte ad annuire sorridendo.

***

Nel mio piccolo sono orgoglioso di aver preso parte al crowfounding e aver contribuito da fan, insieme ad altri Zappatisti, alla realizzazione di questo bel disco e pertanto lo promuovo con piacere.

Andrea e Pierpaolo (gli Inventionis, insomma) mi dicono che scrivendo a loro una mail qui inventionismater@gmail.com vi spediscono il CD con tanto di autografo, altrimenti potete sempre comprare CD o mp3 su CD BabyAmazon.

Altrimenti qui e ora, potete trovarli su Spotify.

Ulteriori info e aggiornamenti sui concerti sul Facebook degli Inventionis Mater.

Arf Arf!

Immaginari post coloniali ovvero: quando gli italiani non erano brava gente

Ninna nanna ninna oh | questo bimbo a chi lo do
lo darò all’Uomo Nero | che lo tiene un anno intero.
Lo darò all’Uomo Bianco | che lo tiene finché è stanco

Qualche settimana fa ho assistito con piacere alla presentazione di un interessante progetto ideato e curato da Routes Agency – Cura of Contemporary ArtsImmaginari (post)coloniali.

Costruire un archivio condiviso del colonialismo italiano

Questo il traguardo che vogliono raggiungere i curatori del progetto – Viviana Gravano, Giulia Grechi e Vasco Forconi – e che trovo non solo molto interessante ma di vitale importanza per la “nostra” identità nazionale, il “nostro” modo di vederci, immaginarci “italiani” e, soprattutto, per il modo di raccontare le “nostre” storie di italiani.

Immaginari post coloniali, Giulia Grechi, Viviana Gravano

Su tali tematiche “coloniali” i Wu Ming hanno prodotto, negli ultimi anni, interessantissimi e imprescindibili contenuti su Giap.

Esemplare, poi, a questo proposito, è il romanzo Point Lenana che racconta (anche) il colonialismo italiano depurato da tutta la retorica degli “italiani brava gente”, quelli “che andavano in Africa a costruire strade” per intenderci, quando invece usavano l’iprite.

i curatori di Immaginari post coloniali puntano, invece, a raccogliere materiali presenti nelle soffitte e nelle case dei nonni, che testimonino il passato coloniale italiano e tutto ciò che può essere utile a ri-costruire la storia della “nostra” nazione.

Avete foto, cartoline, lettere, quaderni, riviste, cimeli d’epoca?

Inviatele a questi ricercatori e farete sicuramente cosa buona e giusta (tanto poi ve le rimandano, eh).

C’è anche una raccolta fondi (che sta per scadere) su Indiegogo, sempre finalizzata alla realizzazione dell’archivio, a cui è possibile partecipare anche con somme simboliche, ma dovete far presto. Io ho preso la postcard.

Se siete a Roma, infine, il 27 e 28 novembre, presso la Casa della Memoria e della Storia ci sarà il convegno:

“Presente Imperfetto. Eredità coloniali e immaginari razziali contemporanei”

Il convegno sarà non solo l’evento di presentazione del progetto Immaginari (post)coloniali, ma sarà anche un’occasione di confronto tra realtà che, da diversi punti di vista, stanno già lavorando, con modalità affini, intorno al tema della relazione tra il colonialismo italiano e l’oggi.

Per restare aggiornati sul progetto c’è la pagina Facebook.

***

Torno spesso con la mente, dalla sera della presentazione, alle pubblicità e alle tracce di prodotti culturali italiani impregnati – anche inconsapevolmente – di razzismo mostrati da Giulia: a partire da Calimero, passando per Cicciobello nero e arrivando alle caramelle Tabù.

E continuo a pensare e ripensare a questo video: “Indro Montanelli e la sposa dodicenne in Abissinia” in cui il celebre giornalista “giustificava” (o tentava di) il suo personale passato coloniale, che poi era stato il passato coloniale collettivo di una generazione.

A proposito della Ninna nanna (quella dell’uomo nero), Giulia diceva che hanno fanno una ricerca in diversi Paesi europei e che – pare – gli italiani siano gli unici a spaventare i bambini con questa minaccia.

A me ha fatto ripensare agli stornelli popolari che ascoltavo da bambino nel mio paese, retaggio del passaggio dei “liberatori” americani durante la Seconda Guerra Mondiale, nei quali si minacciavano, come scherno e vendetta, atti di sodomia da parte di soldati definiti “marocchini”.

Poi ho pensato che anni dopo sarebbe stata anche colpa d’alfredoperché riassumeva due grandi e ataviche paure italiche maschili: invidia penis + invidia machina.

Ed ora, qualcosa di completamente diverso, oppure no?

Kong’s Revenge! Gli Inventionis Mater preparano il secondo album

Dopo il successo di “Does Humor Belong In Classical Music?”, il loro primo album (qui per ripassare e ri-ascoltare), gli amici fiorentini Inventionis Mater sono pronti a incidere il loro tanto atteso secondo album acustico:

(King) Kong’s Revenge!

Kong's Revenge, Inventionis Mater

Sul loro lavoro di arrangiamento e “traduzione” di Frank Zappa se ne è già parlato da queste parti in toni entusiastici pertanto non resta che invitarvi a contribuire alla “causa zappatista” prenotando sin da ora la vostra copia (digitale o fisica che sia) di Kong’s Revenge.

Se siete fan come chi scrive non vi lascerete sfuggire la magliettina e fantasticherete sulla possibilità di invitarli a suonare nella vostra città.

Su su, coraggio, che la raccolta è appena iniziata!

Arf Arf! 

I video delle Surprise Eggs e il complotto dei Minion

Avere piccoli in giro per casa vuol dire anche scoprire (proprio malgrado) nuovi trend come quello delle Suprise Eggs che, nel migliore dei casi, desteranno stupore solo-esclusivamente ad altri ignari genitori.

Grazie alle analogie suggerite sul tablet da YouTube a nostra figlia – che lo usa prevalentemente per vedere pezzi di cartoni animati e video musicali – mesi fa siamo entrati nel mondo delle Surprise Eggs (Kinder ma non solo).

Pensavamo fosse una passione di un weekend, invece, si è trasformata una vera e propria dipendenza che ogni tanto curiamo con metodi drastici che vanno dalla cancellazione della cronologia di YouTube (paura, eh?) allo spegnimento forzato del tablet (molto più efficace).

Surprise Eggs

(Cfr. “Giant Princess Egg Kinder Surprise Disney Frozen 3D Olaf Elsa Anna Giant Minnie Mickey Play Doh Eggs”, clip da 54.690.781 visite che trovate qui)

Cosa sono i video delle Surprise eggs

Sono clip da centinaia di migliaia (se non milioni) di visite che riprendono, in soggettiva, mani che scartano ovetti Kinder e, con cura, ne estraggono le sorprese.

I più spinti mostrano anche come montarle, i più sintetici fanno vedere solo il prodotto finito.

In alcuni è presente il commento in off di chi scarta la propria collezione, in altri (la maggior parte) sono presenti musiche ipnotiche che ricordano vagamente vecchi arcade games.

In altri ancora, il religioso silenzio viene infranto solo dall’assordante rumore dell’involucro di carta tolto dagli ovetti.

I più visti a casa nostra sono quelli con protagoniste ragazze (o meglio: le mani in primo piano delle) che scartano e commentano sorprese inerenti il mondo Disney-Pixar.

Breve nota sulle mani-delle-ragazze

hanno ovviamente dalla loro l’utilizzo di smalti, anelli e bracciali che diventano, per le giovani spettatrici, un’attrazione nell’attrazione.

Per quanto riguarda i generi ne esistono diversi e vanno:

  • dai “monografici” dedicati a particolari collezioni (le principesse Disney ad esempio) o famiglie (quelli delle Winks o quelli di Cars)
  • a quelli generici multimarca attraverso i quali si può ammirare l’incredibile varietà di forme possibili a partire dallo stesso oggetto: il solito ovetto di cioccolato.

“Surprise eggs” nei trend di ricerca

Se provate a dare un’occhiata ai trends di Google, inoltre, scoprirete:

  • quanto le ricerche correlate a tale argomento abbiamo subito un’impennata verticale a partire dal 2013 (anche in Italia),
  • che, oltre casa nostra, il luogo dove si cerca di più “Surprise Eggs” è (attenzione attenzione): il Vietnam…
  • …seguito (ma a debita distanza) da Stati Uniti e Australia,
  • che la Kinder la fa da padrona ma che le “sorprese Disney” sono in rimonta,
  • che, sempre a proposito della Kinder, le nazioni che cercano di più su Google le sorprese Kinder sono il Kazakistan e l’Armenia, seguite da Azerbaigian e Bosnia Erzegovina,
  • che (continuo perché vi devo interessati) la città che più di tutte al mondo cerca su Google “Kinder Surprise” è Tel Aviv (che però è in Israele) seguita da Mosca, dalla Microregione di San Paolo, da Kiev, Zagabria e (finalmente un’italiana) Napoli. Giusto per avere un parametro: Tel Aviv = 100, Mosca = 91, Napoli = 76.

Surprise eggs e Minion

Ora, a questo punto, vi starete chiedendo: «Si va be’, ma i Minion cosa c’entrano?»

C’entrano perché, come mi svelò tempo fa un amico, l’affinità tra l’interesse dei piccoli verso i “video con i Minion” e i “video con gli ovetti” non si poteva certo definire “casuale”, convincendomi all’istante che, a ben vedere, i due fenomeni potevano essere ricondotti allo stesso oggetto giallo ovale:

«Ovvio, perché i Minion non sono altro che gli ovetti Kinder animati!»

Di seguito troverete un video rappresentativo con 20 sorprese generiche e multimarca con assordanti rumori in presa diretta e musichetta-arcade. Attualmetne fa 104.118.868 visualizzazioni (la metà sono partite dal nostro divano):


Nonché la chiara prova che «…i Minion non sono altro che gli ovetti Kinder animati!»:

Buona visione e benvenuti nel trend dei video delle Surprise Eggs.

Se particolarmente interessati suggerisco anche la lettura di questo post dove una madre racconta la propria esperienza con gli ovetti Kinder in Michigan (sono vietati) e con i video delle surprise eggs.

Ti sono vicino, amica.