Avete ancora qualche giorno per recuperare il libro (edito da Guanda) e leggerlo prima dell’uscita del film.

«Papà diceva che non bisogna avere timore, certe volte dobbiamo affrontare le nostre paure»

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Oskar con la maschera antigas nella metropolitana di Manhattan

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il crescendo che porta al ritornello di Where the Streets Have No Name degli U2

 

su di me hanno fatto effetto e le perplessità su Sandra Bullock, sulle  ”riduzioni” e necessarie semplificazioni del film (Oskar non è mai vestito tutto di bianco, per dire) sono immediatamente scomparse.

In attesa del film, allego fotina del biglietto da visita del giovane protagonista che trovate nel libro (pag. 115)  insieme a tante altre originali “idee grafiche” e splendidi “giochetti” narrativi.

Ah, nel libro Oskar ha 9 anni, nel film, a quanto pare, qualcuno in più.

Molto forte incredibilmente vicino, Biglietto da visita, Oskar, Diego, revolutionine

ps. ovviamente non posso non ringraziare chi mi ha “iniziato” tempo fa alla lettura di Foer anche se «No, non ho ancora letto Ogni cosa è illuminata», ma prima o poi lo farò.


Grazie alla segnalazione di un’amica (Marta, che tra l’altro si occupa personalmente del progetto di cui vi dirò fra pochissimo) scopro Subito dopo il tramonto, un attimo prima dell’alba un interessante lungometraggio ideato, scritto e (si spera) realizzato da Lato2.

Ora,

senza entrare in merito alla storia e alla costruzione narrativa, di cui parleremo magari una volta che il progetto sarà ultimato (vi basti sapere che il corpus del lungometraggio è composto da corti accomunati da analoghe linee narrative…) le cose che mi sembrano decisamente interessanti da segnalare sono:

1) L’aspetto “social” 

Sin dalla fase di ideazione del concept e del soggetto gli sceneggiatori hanno raccolto spunti, suggerimenti e consigli da chi era iscritto ai loro canali social (facebook in primis ma anche youtube, scribd, ecc…).

2) I processi di scrittura “trasparenti”

Grazie al blog ogni fase del lavoro degli autori è stata/è/sarà sottoposta a lettori e curiosi che – volendo – possono/potranno intervenire e suggerire.

(Per quanto mi riguarda trovo molto utile la condivisione su scribd di “pezzi” di sceneggiatura e  storyboard.)

3) Il crowdfounding (ovvero Eppela)

Il primo episodio del film verrà realizzato – si spera – grazie alla partecipazione di tutti coloro che vorranno credere al progetto attraverso un finanziamento (anche piccolo) su Eppela tenendo conto che

“I progetti LAB raccolgono fondi per la loro realizzazione attraverso la formula “tutto o niente”. Un’offerta a un progetto LAB verrà prelevata dal tuo account Paypal soltanto alla scadenza del progetto e solo se il traguardo economico viene raggiunto.

Se interessa, ecco la scheda su Eppela con la dichiarazione di intenti e gli aggiornamenti sui fondi raccolti.

Insomma,

se vi andasse di partecipare attivamente, da “dietro le quinte”, allo sviluppo di un progetto imponente e complesso come quello che porta alla realizzazione di un lungometraggio, questi i principali riferimenti:

 

 

Ho visto ieri sera su RaiStoria, 1982 L’estate di Frank, di Salvo Cuccia.

Il documentario ripercorre il viaggio a sorpresa a Partinico – il paese di origine del nonno di Zappa – che Bassoli (amico-biografo-quasi-collaboratore di Zappa) fece fare al famoso chitarrista nel 1982 poco prima del concerto che (non) si tenne a Palermo.

(sul concerto e, soprattutto, sugli scontri che ne avevano impedito la prosecuzione, avevamo ricevuto da queste parti una bellissima testimonianza qualche tempo fa.)

Il viaggio siciliano degli Zappa

Bassoli, dunque, accompagna Diva e Dweezil, i figli di Zappa, nel piccolo paese siciliano e in maniera delicata e divertente evoca quel mostro sacro della composizione che è stato Frank Zappa.

Ora,  immaginate questi due artisti californiani – Dweezil è un eccellente chitarrista che ha partecipato anche all’esecuzione di alcuni pezzi del padre (uno su tutti: l’assolo di Sharleena in Them or Us) – per le strade di Partinico alla ricerca  della memoria della loro famiglia (del padre certo, ma anche del bisonno che partì come tanti altri italiani “senza niente” verso La Merica) e immaginate il calore e l’accoglienza degli abitanti del paese nei confronti dei due importanti “forestieri”:

  • il sindaco accoglie i due figli di Zappa conferendo la cittadinanza onoraria e promettendo di intitolare una strada al padre “Franghezzappa”,
  • i bambini delle elementari nella sala del comune con i grembiulini e l’insegnante che racconta il loro “Progetto musicale” dedicato a Zappa,
  • i parenti di terza-quarta generazione che incontrano Diva e Dweezil e mostrano le foto degli avi: «Questo è Francesco Zappa, il fratello di tuo nonno»
Lo stile delicato e, a tratti, commovente (no, dico, i bambini con i grembiulini e il loro “Progetto musicale”…) fanno subito dimenticare il fatto che la figura del grande musicista (e del concerto a Palermo) vengono qui solo evocati e dimostra con quanto amore e devozione è stato ideato e realizzato il tutto.
*
Dove vedere 1982 L’estate di Frank di Salvo Cuccia
Il documentario, che dura mezz’ora ma – diciamolo – poteva andare avanti anche per altre 2 ore e mezza senza annoiare, andrà di nuovo in onda:
  • sempre su RaiStoria il 20 gennaio alle 14:00
  • e su RAI 3 il 26 gennaio su RAI 3 alle 00.40.
Qui trovate la paginetta Facebook e qui sotto il trailer:

L'estate di Frank, Frank Zappa, Zappa a Palermo, Documentario, Salvo Cuccia

Frank Zappa for President!

Se magari vi fosse sfuggito, segnalo, ancora una volta, il libro di Michele Pizzi, un altro zappatista doc, con le traduzioni in italiano dei testi di Zappa. Indispensabile.

E’ il motto, impresso su un antico vessillo, sotto l’immagine di un mito greco – Bellerofonte – simbolo (ma solo nel romanzo di Wallace) dell’Agenzia delle Entrate statunitense.

Nel libro (è tutto a pag. 318) il motto latino viene tradotto con:

«Lui è quello che fa un lavoro difficile e malvisto»

Ma in realtà la traduzione letterale è quella del titolo o anche «Qualcuno tuttavia lo deve fare».

Il libro in questione è, naturalmente, Il Re Pallido, il romanzo postumo di DFW che sto leggendo con la lentezza incredula di un sommelier alle prime armi che si è ritrovato tra le mani l’ultima bottiglia rimasta di un vino unico e pregiato e che sa (il sommelier alle prime armi) che ogni sorso degustato ne diminuirà irrimediabilmente la quantità totale residua. Ma tant’è.

Insomma,

prima di tediarvi con riflessioni personali non resisto a copiare un passaggio incredibilmente adatto a descrivere quello che sta accadendo in questi giorni in Italia con le operazioni della Guardia di Finanza e tutto lo strascico di dichiarazioni su chi controlla/dovrebbe-controllare coloro che evadono il fisco e non pagano le tasse (illuminanti le riflessioni del noto economista Boldi).

A parlare, a pag.168 del Re Pallido, invece, è un anziano dipendente dell’Agenzia delle Entrate:

– E’ come se ti trovassi su una scialuppa di salvataggio con altra gente e ci fosse solo un tot da mangiare e ti toccasse dividerlo. C’è solo un tot che va spartito e tutti hanno una fame da lupi. Tu vorresti tutto il cibo per te, stai moderndo di fame. Ma lo stesso vale per gli altri. Se mangiassi tutto tu poi non riusciresti più a convivere con te stesso.

– Per non dire che gli altri ti ucciderebbero.

– Ma il punto è psicologico. E’ ovvio che lo vuoi tutto tu, è ovvio che vuoi tenere ogni centesimo di quello che guadagni. Ma non lo fai, paghi la tua parte, perché è così che dev’essere per l’intera scialuppa di salvataggio. Hai una specie di obbligo morale verso il resto della scialuppa. E verso te stesso hai l’obbligo morale di non essere il tipo che aspetta che gli altri dormano per mangiarsi tutto.

Per finire con:

– «Dovere» è un parola un po’ brutale. Non dico che sia loro dovere pagare le tasse. Dico solo che non ha senso non farlo. E in più li becchiamo.

Ecco.

L’immagine viene da wikipedia.

 


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