Ti complicherà la vita

TO ROME WITH LOVE, MA SENZA UOVA

T

Domenica pomeriggio ho visto il film di Woody Allen insieme ad altri 7 sconosciuti in una sala gigantesca e deserta.

«Dobbiamo arrivare almeno a 5 spettatori per far partire la pellicola.» aveva avvisato la cassiera mentre decine e decine di adolescenti facevano la fila per Titanic 3D. Niente di male, è un bellissimo film Titanic.

Il film di Allen, invece, purtroppo, non lo è. E questo per una serie di motivi – del tutto soggettivi per carità – che vanno dalla mitizzazione del sottoscritto del vecchio Woody all’eccitazione orgogliosa e campanilistica di vedere – finalmente – una città già ampiamente frequentata e abitata (sempre dal sottoscritto) con gli occhiali del più noto logorroico nevrotico di Manhattan.

A metà film però provavo solo disagio per l’inconsistenza della trama e tristezza per il fatto che, proprio nella narrazione, nell’intreccio delle 4 storie, era da ricercarsi l’unico vero, grande e insormontabile problema

e non nelle interpretazioni degli attori,

né nella luce tardo-pomeriggio con cui è ripresa Roma,

o nel product placement scellerato (A. Sesta ne ha scritto benissimo qui su Finzioni–> Natale con Woody)

oppure nella coppia di italiani-di-provincia-anni-50 che, al limite, fa solo tenerezza (lo stereotipo della coppia anni 50 vestita di colori pastello, dico),

né nelle scelte musicali: Volare oh oh, cantare oh oh oh oh, Natalino Otto ma, soprattutto tanta, tanta, tanta fisarmonica,

né negli altri diecimila cliché come il vigile sul piedistallo di piazza Venezia che introduce gli episodi (a proposito: il tizio in canottiera che chiude il film, chi è?),

e né in Roberto Premio-Oscar Benigni che si cala i pantaloni in Via Veneto di fronte al Caffè Strega,

e neppure in Woody Allen, impresario musicale in pensione che “scopre” nel padre del futuro genero un talento musicale che si esprime al meglio solo sotto la doccia.

Sono uscito dal cinema che era ancora giorno e mentre tornavo a casa ripensavo a quanto i film di Allen siano stati importanti nella mia vita.

Anche i meno belli come questo.

A quanto abbia letteralmente consumato le videocassette di Io e Annie, di Manhattan, di Zelig, di Hannah e le sue sorelle, di  Radio Days e mi è venuta in mente quella vecchia barzelletta – sapete – quella dove un tipo va dallo psichiatra e dice: “Dottore mio fratello è pazzo: crede di essere una gallina”.

Ecco.

Qui l'autore

diego altobelli

Ossessionato dai dualismi anima e corpo, reale e virtuale, ragione e volontà, obladì obladà. Quando non è distratto dalla vita aggiorna questo blog. Ogni tanto scrive sceneggiature e racconti.

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