WordPress database error: [Unknown column 'description' in 'field list']
SELECT title,description from wp_seo_title_tag_tag where tag_id = 607

Revolutionine

ti complicherà la vita

La Sindrome Wallace ovvero un intervento su #PaleWinter (lettura cap 19-22 pp 167-227)

La Sindrome Wallace è quella che Raffa definisce più o meno come “la capacità di un fan di rendere antipatico l’oggetto della sua idolatria” cosa che avviene qualche volta quando il sottoscritto “inizia a parlare della scrittura di Wallace”.

Se sono saccente, o snob, di riflesso, il prodotto che promuovo – la narrativa di Wallace – diventa tale per proprietà transitiva.

Dato che, come è facilmente intuibile, questa è una tragedia culturale che finisce sempre per delegittimare a priori il libro che si sarebbe voluto far leggere – beninteso: in buona fede e con le migliori intenzioni – il monito che vi toccherà sorbirvi prima della lettura dell’intervento è categorico: non leggete questo. Se notate spocchia, non leggete questo. Se avete l’impressione che la storia di cui si parla possa essere come la scrittura di chi la commenta non leggete questo, se state leggendo Il Re Pallido e pensate che chi scrive sia affetto dalla sindrome di cui sopra, non leggete questo.

Se vi annoia, non leggete questo.

Se, invece, vi andasse di fare due chiacchiere su paio di capitoli che da queste parti son piaciuti molto e giocare al gioco del Guarda A Cosa Mi Fa Pensare, leggete questo e, forse, vi divertirete pure:

#Palewinter: Intervento 4

PaleWinter, lettura collettiva, David Foster Wallace, Diego Altobelli, Revolutiotine

Continua qui:

PaleWinter, Lettura collettiva, Il re Pallido, David Foster Wallace, Diego Altobelli, Revolutionine

“Qui l’autore” ovvero il capitolo 9 del Re pallido raccontato da Roberto Natalini

Non so se avete letto il Re Pallido di Wallace o se magari lo state leggendo in contemporanea con Pale winter, la lettura collettiva iniziata la scorsa settimana.

In ogni caso, non perdetevi l’intervento di Roberto Natalini su una delle questioni centrali:

  • il romanzo è o non è opera di fantasia?

Ma, soprattutto:

  • Wallace ha veramente lavorato come dipendente dell’Agenzia delle Entrate di Peoria? (molti recensori italiani l’han dato subito per scontato…)

E attenzione perché la risposta a queste domande vi porterà in territorio meta narrativo nonché filosofico (avete presente Alice no? Ecco).

Visto che non resisto, ne copio/incollo un estratto ma vi invito a leggere tutto l’intervento perché troverete dei colpi di scena di notevole entità.

(Spoiler: Roberto ha parlato con Matt Bucher, l’ideatore della Wallace-I e contattato addirittura un vecchio compagno di classe di Wallace per avere informazioni certe…).

Ma veniamo all’estratto:

§9. “Qui l’autore. Nel senso dell’autore vero, l’essere umano vivente con la matita in mano, non una persona narrativa astratta.” Comincia così [...] questa “Introduzione dell’autore” che, secondo Michel Pietsch, era in cima alle 250 pagine trovate dalla moglie sulla scrivania di Wallace.

E ci troviamo davanti ad un paradosso: da una parte la classica avvertenza presente in tutti i romanzi, qui posta nella pagina prima della nota del curatore, dichiara che questo libro, §9 compresa, è un’opera di fantasia. Dall’altra abbiamo l’autore, David Wallace, identificato con una serie molto dettagliata di dati anagrafici, che giura e spergiura che tutta l’opera, tranne appunto la suddetta avvertenza, corrisponde a verità, ed è un resoconto fedele e appena alterato, della sua esperienza lavorativa presso l’Agenzia delle Entrate di Peoria nel periodo 1985-86, e che l’artificio dell’avvertenza è messo lì soltanto come espediente per evitare noie legali, così come il trattamento testuale, la presentazione frammentaria etc…, che servono solo a connotare l’opera come “narrativa.”

Insomma, Wallace ci dice che questo è essenzialmente un libro di “memorie,” anche se il contorno metatestuale (a partire dalla copertina), la sua presentazione, il “contratto” apparente che sta già stabilendo con il lettore, farebbero pensare al contrario. Un libro di memorie travestito da romanzo. E siamo messi davanti a una scelta.

 

Qui, invece, tutto l’intervento di Roberto.

Nelle note troverete ulteriori dettagli per appassionati e una citazione meta-narrativa tratta da un vecchio film di Woody Allen con Marshall McLuhan che amo moltissimo. Ma cosa c’entra tutto questo con il Re Pallido, la vita di Wallace e l’Agenzia delle Entrate di Peoria lo scoprire solo leggendo la nota 2 dell’intervento.

 

 

 

Pale Winter: inizia la lettura del Re Pallido, un libro da divorare #palewinter

Prima il video e poi vi dico, tanto dura 1 minuto e 15 secondi:

 

 

Il tutto – ovvero Pale Winter, ovvero la lettura collettiva del Re pallido – viene annunciata simbolicamente oggi, nel giorno del non-compleanno di Wallace (parentesi: per twittare sul tema-non-compleanno usare l’hastag #DFW50 se, invece, già da subito interessati alla lettura collettiva usare #palewinter).

Se volete aggiungervi al nutrito gruppo di lettori del Re pallido e volete conoscere gli altri howling fantods italici o se vi va di passare a fare un saluto e lasciare un commento, questo sarà il campo base per qualche settimana:

Poi in realtà ci sono anche altri modi per seguire la lettura collettiva, ad esempio la paginetta Facebook, Twitter e Anobii.

Se interessa, chi scrive da queste parti il 24 marzo racconterà quello che succede dal capitolo 19 al 22 (ovvero da pag. 167 a pag. 227).

Per quanto riguarda il video lo so, lo so che ve lo state chiedendo ma

L’Archivio DFW Italia assicura che durante la realizzazione dello spot non sono state maltrattate bambine né tantomeno copertine di libri.

Solo per appassionati:

Se vedendo il video qui sopra avete pensato a un’altra famosa soggettiva-del-neonato-che-causa-dipendenza – in Infinite Jest era il volto di Joelle, La Più Bella Ragazza di Tutti i Tempi a causare una dipendenza senza via di scampo – vuol dire che siete più wallaciani di quanto immaginate.

 

“Se arrivi a 50 o 100 pagine e il libro non te l’ha fatto fare, allora significa che è diventato un perfetto fermacarte”

Grazie a Roberto ho scoperto il bel lavoro di traduzione di Medeaonline su 3 interviste di David Foster Wallace. A parte qualche refuso, mi sembra un’ottima risorsa da promuovere e, dunque, eccovi i link:

  • Prima traduzione: è la tavola rotonda del 1998 con Sherman Alexie, Gish Jen, Cristina Garcia e David Foster Wallace

e

VI propongo 3 brevissimi estratti:

A proposito di Infinite Jest:

E’ abbastanza difficile. Lo scopo del libro è quello di indurti a fare un lavoro [attraversando più di 1000 pagine]. Se arrivi a 50 o 100 pagine e il libro non te l’ha fatto fare, allora significa che è diventato un perfetto fermacarte.

Continua la lettura qui

A proposito del significato dell’aggettivo “lynchano” (in riferimento al saggio Lynch non perde la testa in Tennis, tv, trigonometria, tornado e altre cose divertenti che non farò mai più).

Credo che il punto fondamentale sia che un omicidio domestico comune non possa dirsi lynchano. Ma se la polizia arriva sulla scena e vede un uomo in piedi addosso al corpo di una donna, e la donna con i capelli cotonati stile anni ’50 rimane ignorata e l’uomo e i poliziotti cominciano a conversare sul fatto che l’abbia uccisa perché si è continuamente rifiutata di comprare, mettiamo, il burro di arachidi Jif al posto di quello Skippy, e di come questo sia di vitale importanza, e se i poliziotti convengono in qualche modo a loro volta che ci sono differenze sostanziali tra le due marche e che una moglie che non riconosce queste differenze sia carente nei suoi doveri coniugali, ecco, questo sarebbe lynchano, questa bizzarra confluenza di materiale oscuro, surreale, violento, ma anche di una banalità assoluta, quasi alla Norman Rockwell, e tipicamente americano, in cui consiste il terreno in cui Lynch ha lavorato per un bel pezzo, intendo almeno fino a Blue Velvet

Continua la lettura qui

Su affinità e divergenze tra McCain e Obama (il saggio a cui si fa riferimento è, ovviamente, Forza Simba in Considera l’aragosta)

C’é qualche somiglianza. L’abilità di attrarre nuovi elettori, e gli indipendenti; l’abilità nell’accumulare un sacco di soldi su base popolare con internet. Ma ci sono anche tante differenze, parecchie troppo ovvie per essere puntualizzate. Obama è un oratore, sotto un certo aspetto un retore vecchia scuola. A me sembra molto più populista in senso classico di McCain, che non è questo grande parlatore e i cui grandi punti di forza sono le interviste domanda-risposta e le confabulazioni con piccoli gruppi di giornalisti. Ma c’é una ragione ancora più grande. La verità, per come la vedo io, è che i precedenti sette anni e quattro mesi dell’amministrazione Bush sono stati una macabra dimostrazione di rapacità, hubris, incompetenza, falsità, corruzione, cinismo e disprezzo nei confronti dell’elettorato talmente spassionati, che rimane davvero difficile immaginare come

Continua la lettura qui

Cambiando discorso

Semplicemente imbarazzante, invece, il tono e il finto scoop del giornalista di Repubblica nell’articoletto Se il giallo del manoscritto è l’ultima beffa di Foster Wallace dedicato a The pale king.

Non si capisce infatti né quale sia il ”giallo” né, tantomeno, la “beffa” dello scrittore. Chiudiamo gli occhi, premiamo le mani sulle orecchie e cantiamo tutti insieme “la la là” dopo aver letto l’agghiacciante finale:

Ma davvero sostenere che il ritrovamento sia stato «casuale» o «guidato» farebbe la differenza? Chissà che, da lassù, qualcuno ci guardi. E finalmente sorrida: di chi romanza sui romanzi.