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Revolutionine

ti complicherà la vita

Su ladri di fiori, sceneggiature, libri, ricette per scrivere, finali a sorpresa e scelte

C’è lui, Nicolas Cage/Charlie Kaufman, lo sceneggiatore calvo, sovrappeso, impacciato e sociopatico con un fratello gemello (anch’esso sceneggiatore) simpatico ed estroverso.

C’è un adattamento da fare da un libro insulso su un ladro di orchidee di una giornalista  triste (Maryl Streep) del New Yorker

e poi

c’è tutto il processo schizofrenico di ideazione-scrittura-revisione della sceneggiatura con tanto di guru (McKee, of course) che interviene e rende il film un meta-meta film sulla scrittura per il cinema.

Lo sceneggiatore non riesce a scrivere il film sul ladro di orchidee così immagina un film con se stesso come protagonista che sta scrivendo un film sul ladro di orchidee e ironizza sul fatto che non riuscendo a scrivere il film forse dovrebbe ascoltare il consiglio del fratello gemello e rivolgersi al guru della sceneggiatura…

Sofisticati giochi e strizzatine d’occhio ai topos narrativi di chi scrive per/con immagini come:

  • l’ansia da pagina bianca
  • il perverso e sadico meccanismo di punizioni e gratificazioni per aver portato a termine (almeno) un’altra pagina
  • l’esaltazione per un nuovo incipit
  • la disperazione per un nuovo incipit
  • la voce off (chiunque abbia frequentato un corso serio di sceneggiatura sa di cosa sto parlando)
  • il “dramma” dei personaggi
  • il finale (vedi qui sotto)

Ah, il libro di McKee di cui si parla è questo:

(ché se avete intenzione di scrivere storie di qualsiasi natura e lunghezza e non l’avete ancora letto prendetelo e divoratelo)

More about Story

Dovesse, poi, interessare l’argomento, c’è sempre questa serie di brevi riflessioni sui migliori programmi di scrittura scritta qualche tempo fa dal sottoscritto per il blog di Grazia:

Le parole che definiscono i sentimenti sono vaghe: brevi consigli per uno sceneggiatore

“Per decidere se è Bene o Non Bene, abbiamo una regola molto semplice: il tema deve essere vero. Dobbiamo descrivere ciò che vediamo, ciò che sentiamo, ciò che facciamo.”

A pag. 26 sappiamo ancora pochissimo dei protagonisti.

Sono due bambini-gemelli abbandonati dalla madre alla nonna, in campagna, durante la guerra.

Tutto, intorno a loro, è atroce.

Sono estremamente intelligenti e hanno un lessico ricco e, a volte, inopportuno per il contesto in cui si trovano.

Fanno molti esercizi mentali e fisici per essere pronti a tutte le evenienze.

Sono cinici, perché davanti all’atrocità non si può che essere cinici.

Studiano da soli perché la scuola è chiusa e, la logica che seguono per scrivere i temi mi è sembrata un’ottima descrizione del lavoro dello sceneggiatore.

Leggete qui:

Ecco come si svolge la lezione di composizione.

Siamo seduti al tavolo della cucina con i nostri fogli a quadretti, le matite e il Grande Quaderno. Siamo soli.

Uno di noi dice:

– Il titolo del tuo tema è: «L’arrivo da Nonna».

L’altro dice:

– Il titolo del tuo tema è «I lavori».

Ci mettiamo a scrivere. Abbiamo due ore per trattare l’argomento e due fogli di carta a disposizione.

Alla fine delle due ore ci scambiamo i fogli: ciascuno corregge gli errori di ortografia dell’altro con l’aiuto del dizionario e, in fondo alla pagina, scrive: Bene o Non Bene. Se è Non Bene gettiamo il tema nel fuoco e cerchiamo di trattare lo stesso argomento nella lezione seguente. Se è Bene, possiamo ricopiare il tema nel Grande Quaderno.

Per decidere se è Bene o Non Bene, abbiamo una regola molto semplice: il tema deve essere vero. Dobbiamo descrivere ciò che vediamo, ciò che sentiamo, ciò che facciamo.

Ad esempio, è proibito scrivere: «Nonna somiglia a una strega», ma è permesso scrivere: «La gente chiama Nonna la Strega».

E’ proibito scrivere: «La Piccola Città è bella», perché la Piccola Città può essere bella per noi e brutta per qualcun altro.

Allo stesso modo, se scriviamo: «L’attendente è gentile», non è una verità, perché l’attendente può essere capace di cattiverie che noi ignoriamo. Quindi scriveremo semplicemente: «L’attendente ci regala delle coperte».

Scriveremo: «Noi mangiamo molte noci», e non: «Amiamo le noci», perché il verbo amare non è un verbo sicuro, manca di precisione e di obiettività. «Amare le noci» e «Amare nostra Madre», non può voler dire la stessa cosa. La prima formula designa un gusto gradevole in bocca, e la seconda un sentimento.

Le parole che definiscono i sentimenti sono molto vaghe; è meglio evitare il loro impiego e attenersi alla descrizione degli oggetti, degli esseri umani e di se stessi, vale a dire alla descrizione fedele dei fatti.

Il libro è La trilogia della città di K di Agota Kristof e il passaggio è tratto dal capitolo “I nostri studi” a pag. 26-27.

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