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Revolutionine

ti complicherà la vita

Oggi le cantiamo così

Al di là del pessimo abbinamento cromatico della cover che non rende giustizia all’allegria delle canzoni (e quel palazzone bianco, le macchine parcheggiate, la borsa di Lucia appoggiata per terra, la giacca color ruggine…), il disco è di una bellezza da lasciare senza fiato.

Oggi le cantiamo così è una compilation, è vero, ma è una compilation del Quartetto voluta dal Quartetto. Una compilation ufficiale insomma.

Quartetto Cetra, Virgilio Savona, Oggi le cantiamo così, LP; disco, Diego Altobelli

Le vecchie canzoni degli anni ’40 – ’50 sono state scelte e “rimontate” dai Cetra nel 1975 con arrangiamenti swing-jazz-foxtrot avvolgenti. Perfetti.

Lo so,

magari avete già ascoltato le canzoni del Quartetto e magari pensate pure che sono un gran bel gruppetto, ma non basta.

Quello che si sostiene qui è che il Quartetto Cetra (e, in particolare, Virgilio Savona, quello con gli occhialoni…) è uno dei gruppi italiani più importanti e decisivi per la costruzione del nostro immaginario sia dal punto di vista musicale che delle storie raccontate nelle canzoni.

I Cetra sono i nostri Beatles e Virgilio Savona il nostro Buddy Holly (anche un po’ George Gershwin se vogliamo…).

e, per quanto mi riguarda

le sperimentazioni musicali dei Cetra (sempre divertenti e “pop” nel significato etimologico del termine) sono molto vicine a quelle di un altro gigante della composizione: Frank Zappa.

(affermazione che prima o poi troverò anche il tempo e il modo di dimostrare)

Intanto però vi racconto la trama delle canzoni del disco.

A volte sono piccoli atti unici. A volte racconti. A volte film che è possibile seguire con panoramiche, primi piani e dissolvenze.

Avvio il giradischi e scrivo due righe su ogni canzone mentre scorrono, così non sono troppo prolisso.

Si parte.

Lato A, prima canzone, scricchiolio della puntina…

  • IL VISCONTE DI CASTELFOMBRONE

Un duello di fine ‘800 con guanto scagliato, padrini, visconti fifoni e baroni sbruffoni che sembrano usciti pari pari da un libro di Calvino (ma chissà… forse è più plausibile il contrario…)

Splendido l’incipit con una divertente quanto surreale forma di apocope:

Il visconte di Castelfombrone, cui Buglione fu antenat,

ha sfidato il conte di Lomanto, ed il guanto gli ha gettat

(non preoccupatevi: non ricordavo che la figura retorica fosse l’apocope, ho dovuto cercarla…)

E l’epilogo, con quel “sapette/accadette” che mi fa ridere ogni volta che lo sento:

Questo comparve su per le gazzette,

poi si sapette quel che accadette:

due graffi lievi e una scalfittura,

tanta paura ed un pranzo al ristorant!

Seconda canzone:

  • LA LEGGENDA DI RADAMES

Il “prode” Radames “pieno di quattrini”, vuole sposare Aida. I genitori di lei sarebbero contrari ma poi la madre acconsente per via dei “din din”.

Praticamente stessa struttura melodica di Mister Paganini di Natalino Otto.

  • PIETRO VUGHI IL CIABATTINO

La vera storia del boogie-woogie nato grazie a un ciabattino che si pesta le dita e canta un ritmo ossessivo che un “maestro che passava di là” pensa bene di rubargli.

Nell’epilogo il ciabattino, ignaro, continua a ricantare qualsiasi cosa, anche la gazza ladra di Rossini in versione sincopata.

Sono quasi sicuro che sia il primo boogie-woogie italiano (è del 1944).

  • GIANNI E ALICE

Gianni e Alice sono due cappelli in una vetrina di un grande magazzino. Lui è innamorato di lei ma lei un giorno viene portata via per “lire duemila e tre”.

Quando finalmente qualcuno acquista Gianni lui se ne va in giro per la città chiedendo a tutti di Alice. Trascinato dal vento vola per le strade e viene pure calpestato finché un cocchiere lo raccoglie, ormai logoro e vecchio, e lo mette in testa a uno dei suoi due ronzini.

Un po’ demoralizzato (e vorrei vedere) Gianni si gira e trova – colpo di scena – Alice sulla testa dell’altro cavallo.

  • LA SENORA DEL LEON

Surreale samba-filastrocca.

Avete presente le canzoncine compilative che si cantavano agli scout? Ecco. Ci sono domande e risposte basate su questo nucleo semantico:

Oggi ho visto un leon che non era un leon

E sulla legittima domanda retorica che scaturisce dall’affermazione precedente:

E allora chi era?

Segue dettagliata lista analitica di tutti gli oggetti femminili che indossa questo presunto “leon” per capire chi sia, fino al climax finale.

Se non era il leon chi era?

Esatto, era la “senora del leon” del titolo.

Lato A finito.

Giro il disco.

  • NELLA VECCHIA FATTORIA

Un classico.

Se pensate di conoscere a memoria quest’altra canzone “compilativa” (cover di Old McDonald Had a Farm ricantata anche da Nat King Cole) che sale sempre di un semitono a ogni strofa in un vortice che alla “tromba AUA tromba AUA tro-tro-tromba AUA” diventa psichedelia, dovete ascoltare questa versione foxtrot che vi farà divertire, sorridere e dimenticare il fatto che l’avete già sentita 10 milioni di volte da quando siete nati.

Per i maniaci: ad alzare ogni strofa di un semitono fu proprio il Quartetto che aggiunse anche l’incipit al testo adattando così la canzone americana e non traducendola letteralmente.

  • VECCHIA AMERICA

L’epos del west americano che esiste nell’immaginario di “quando Al Jolson canticchiava e Frank Sinatra era bambino…”.

Il testo e la musica, in questo caso, è di un altro genio dell’intrattenimento italiano: Lelio Luttazzi.

I generi musicali che attraversa questa canzone sono decine e si passa dallo swing al foxtrot con brusche variazioni di tono, velocità e melodia con la musica che segue fedelmente il significato di ogni singola frase.

  • LA CANZONE DELL’ASCENSORE

Sempre all’interno di un grande magazzino, una signora cerca “una certa cosa” che non sa spiegare e un paziente commesso le mostra diversi reparti finché non si scopre a quale settore è interessata: al “Reparto marito ideal”.

Il commesso ha a disposizione ben 3 “esemplari” tra cui scegliere, ovviamente i 3 Cetra maschi: Virgilio, Felice e Tata.

Una battuta del commesso: “Glielo mando a casa o lo consuma qui?”

Ma niente paura, siamo nel ’51 e l’epilogo è: fiori –> chiesetta –> matrimonio, con comprensibile soddisfazione dell’acquirente.

  • IN UN PALCO DELLA SCALA

Seduti nel “vecchio palco della scala” vediamo, in soggettiva, il pubblico milanese del ’93 (1893) e ascoltiamo una compilation di hit liriche tra le quali:

“Celeste Aida”, “Bella figlia dell’amore”, “Un bel dì vedremo”, “Amami Alfredo”.

Scorre tutto il cartellone della Scala: Verdi, Toscanini, Bizet…

E nonostante cambi il mondo e i gusti musicali e arrivino le “novità”:

…ancora vola e va, la musica dei tempi più lontani…

Tutto cambia, insomma, tranne quel vecchio palco della scala del gennaio del ’93.

Una canzone dal sapore proustiano con tanto di madelaine (nel caso specifico: “marsala” e “marron glasses”).

Ogni volta che arriva il momento della “fioraia della Scala” che regala i “mazzolini di pansee” mi viene da piangere e non posso farci niente.

  • UN BACIO A MEZZANOTTE

L’esempio di come anche utilizzando rime “semplici” come “amar” e “sognar” sia possibile costruire un testo complesso e ricco di spunti interessanti.

Perché uno non dovrebbe fidarsi di un bacio a mezzanotte?

Per via della luna e della “stelle galeotte”.

Mi son sempre chiesto se il soggetto della canzone fosse un Lui che mette in guardia una Lei dai pericoli degli amori “notturni” oppure un Lui innamorato già vittima della luna e delle stelle di mezzanotte.

Chissà.

Magari l’ascolto di nuovo e poi vi dico.