WordPress database error: [Unknown column 'description' in 'field list']
SELECT title,description from wp_seo_title_tag_tag where tag_id = 301

Revolutionine

ti complicherà la vita

Commuoversi ai trailer (molto forte incredibilmente vicino)

Avete ancora qualche giorno per recuperare il libro (edito da Guanda) e leggerlo prima dell’uscita del film.

«Papà diceva che non bisogna avere timore, certe volte dobbiamo affrontare le nostre paure»

+

Oskar con la maschera antigas nella metropolitana di Manhattan

+

il crescendo che porta al ritornello di Where the Streets Have No Name degli U2

 

su di me hanno fatto effetto e le perplessità su Sandra Bullock, sulle  ”riduzioni” e necessarie semplificazioni del film (Oskar non è mai vestito tutto di bianco, per dire) sono immediatamente scomparse.

In attesa del film, allego fotina del biglietto da visita del giovane protagonista che trovate nel libro (pag. 115)  insieme a tante altre originali “idee grafiche” e splendidi “giochetti” narrativi.

Ah, nel libro Oskar ha 9 anni, nel film, a quanto pare, qualcuno in più.

Molto forte incredibilmente vicino, Biglietto da visita, Oskar, Diego, revolutionine

ps. ovviamente non posso non ringraziare chi mi ha “iniziato” tempo fa alla lettura di Foer anche se «No, non ho ancora letto Ogni cosa è illuminata», ma prima o poi lo farò.

Ma così non si perde la credibilità?

Per la rubrica “Brevi riflessioni sulla qualità del giornalismo italiano di un certo tipo” oggi parleremo di “Ma così si perde la dimensione morale del romanzo“, un articolo sull’ultimo libro di Foer che mi è stato appena segnalato da un amico e che ci insegna (l’articolo, non l’amico) a giudicare libri e scrittori senza averli letti ostentando  sicurezza, competenza in materia e anche un po’ di snobismo.

Copio/incollo dal sito del Giornale il passaggio che più di tutti mi ha demoralizzato:

“Foer è la sintesi chic di quella noia narrativa che in molti continuano a scambiare per Letteratura. E così, insieme a Jonathan Franzen, Dave Eggers e David Foster Wallace (con tutto il rispetto per la sua tragica vicenda umana), anche Foer è diventato un classico istantaneo: un autore che ha l’ambizione di lasciare una traccia ma non riesce ad andare al di là di qualche piccolo livido.”

Ok, al critico del Giornale non è piaciuto l’ultimo libro di Foer. E fin qui niente da dire. Un autore può non piacere a un critico. Ci mancherebbe.

Anche se magari un critico dovrebbe comunque riconoscerne il valore al di là dei suoi gusti personali di lettore ma va bene lo stesso, diciamo che ci fidiamo di lui in quanto critico e che, probabilmente, su Foer ha ragione.

Io il libro non l’ho letto anzi, non ho ancora letto niente di Foer, quindi sono disposto a fidarmi del critico.

Ma quando il suddetto critico scrive che anche Jonathan Franzen, Dave Eggers e David Foster Wallace sono esponenti di un presunto misunderstanding definito – con un notevole atto di coraggio e sprezzo del ridicolo – “noia narrativa che molti continuano a scambiare per Letteratura” (notare la L maiuscola) e che i loro libri non sarebbero altro che dei “classici istantanei” ecco, a questo punto non capisco più e smetto di fidarmi del giudizio del critico del giornale (anzi, del Critico Del Giornale).

Che tesi ha intenzione di sostenere? Che esiste un gruppo di autori americani sopravvalutati?

Ok, ci dica in base a cosa.

E poi: come definirebbe “noia narrativa” e “classico istantaneo”?

Belle espressioni, per carità, ma ci faccia capire il loro significato e a cosa si riferiscono almeno così potremmo stabilire se siamo d’accordo o no con la sua ostilità nei confronti di questi autori così sopravvalutati.

Talmente “narrativamente noiosi” i libri di questi che non dovrebbero essere nemmeno definiti Letteratura-con-la-Elle-maiuscola.

Caspiterina.

E cosa mai avranno scritto nelle pagine dei loro libri Eggers, Franzen e Wallace, una serie infinita di combinazioni casuali di consonanti e vocali senza alcun significato?

Cosa dovrebbe dire/fare/scrivere un autore, oggi, per diventare Uno Di Quelli Che Fanno La Letteratura?

Ci faccia degli esempi il critico. Anche perché scrivere che Wallace è “noia narrativa” è un bel “fuoco d’artificio” ma ben altro discorso è argomentarlo e dimostrarlo.

Ah, e poi: mica nel 2010 staremo ancora qui a parlare di letteratura e Letteratura? No eh.

Sull’accenno alla “tragica vicenda umana” tralascio. Il concetto espresso implicitamente dal critico si commenta da solo.

Ora, io non dico che un giornalista debba leggere approfonditamente e amare in maniera incodizionata tutto ciò di cui si occupa (ne abbiamo già troppi che: “è il più bel libro/film/disco della sua carriera”). Sarebbe impossibile. Auspicabile che leggesse tutto e che fosse onniscente in modo da guadagnarsi la nostra fiducia di lettori certo ma, obiettivamente, impossibile. Ma almeno controllare, chessò, la pagina di Wikipedia degli autori che si ha intenzione di distruggere del tutto gratuitamente (e senza valide tesi che ne giustifichino giudizi così drastici) questo sì.

Se poi ti tocca chiudere l’articolo entro mezz’ora (per dire) un salto su Anobii lo fai, così, tanto per sbirciare cosa dicono Quelli Che Quei Libri Li Hanno Letti E Commentati.

Tutto ciò lo scrivo non per iniziare una diatriba infinita sul ruolo della critica italiana e del giornalismo cartaceo da cui uno si aspetterebbe quantomeno approfondimenti e riflessioni più competenti delle chiacchiere dei blogger perditempo come me, ma per un senso di oggettivo sconforto e tristezza per giudizi così superficiali (e senza alcun fondamento critico/teorico) nei confronti di autori che hanno scritto magnifiche storie. That’s all.

Anton Ego il critico di Ratatouille