WordPress database error: [Unknown column 'description' in 'field list']
SELECT title,description from wp_seo_title_tag_tag where tag_id = 1037

Revolutionine

ti complicherà la vita

“Qui l’autore” ovvero il capitolo 9 del Re pallido raccontato da Roberto Natalini

Non so se avete letto il Re Pallido di Wallace o se magari lo state leggendo in contemporanea con Pale winter, la lettura collettiva iniziata la scorsa settimana.

In ogni caso, non perdetevi l’intervento di Roberto Natalini su una delle questioni centrali:

  • il romanzo è o non è opera di fantasia?

Ma, soprattutto:

  • Wallace ha veramente lavorato come dipendente dell’Agenzia delle Entrate di Peoria? (molti recensori italiani l’han dato subito per scontato…)

E attenzione perché la risposta a queste domande vi porterà in territorio meta narrativo nonché filosofico (avete presente Alice no? Ecco).

Visto che non resisto, ne copio/incollo un estratto ma vi invito a leggere tutto l’intervento perché troverete dei colpi di scena di notevole entità.

(Spoiler: Roberto ha parlato con Matt Bucher, l’ideatore della Wallace-I e contattato addirittura un vecchio compagno di classe di Wallace per avere informazioni certe…).

Ma veniamo all’estratto:

§9. “Qui l’autore. Nel senso dell’autore vero, l’essere umano vivente con la matita in mano, non una persona narrativa astratta.” Comincia così [...] questa “Introduzione dell’autore” che, secondo Michel Pietsch, era in cima alle 250 pagine trovate dalla moglie sulla scrivania di Wallace.

E ci troviamo davanti ad un paradosso: da una parte la classica avvertenza presente in tutti i romanzi, qui posta nella pagina prima della nota del curatore, dichiara che questo libro, §9 compresa, è un’opera di fantasia. Dall’altra abbiamo l’autore, David Wallace, identificato con una serie molto dettagliata di dati anagrafici, che giura e spergiura che tutta l’opera, tranne appunto la suddetta avvertenza, corrisponde a verità, ed è un resoconto fedele e appena alterato, della sua esperienza lavorativa presso l’Agenzia delle Entrate di Peoria nel periodo 1985-86, e che l’artificio dell’avvertenza è messo lì soltanto come espediente per evitare noie legali, così come il trattamento testuale, la presentazione frammentaria etc…, che servono solo a connotare l’opera come “narrativa.”

Insomma, Wallace ci dice che questo è essenzialmente un libro di “memorie,” anche se il contorno metatestuale (a partire dalla copertina), la sua presentazione, il “contratto” apparente che sta già stabilendo con il lettore, farebbero pensare al contrario. Un libro di memorie travestito da romanzo. E siamo messi davanti a una scelta.

 

Qui, invece, tutto l’intervento di Roberto.

Nelle note troverete ulteriori dettagli per appassionati e una citazione meta-narrativa tratta da un vecchio film di Woody Allen con Marshall McLuhan che amo moltissimo. Ma cosa c’entra tutto questo con il Re Pallido, la vita di Wallace e l’Agenzia delle Entrate di Peoria lo scoprire solo leggendo la nota 2 dell’intervento.

 

 

 

Tuttavia da qualcuno deve essere fatto (ovvero: Alicui tamen faciendum est)

E’ il motto, impresso su un antico vessillo, sotto l’immagine di un mito greco – Bellerofonte – simbolo (ma solo nel romanzo di Wallace) dell’Agenzia delle Entrate statunitense.

Nel libro (è tutto a pag. 318) il motto latino viene tradotto con:

«Lui è quello che fa un lavoro difficile e malvisto»

Ma in realtà la traduzione letterale è quella del titolo o anche «Qualcuno tuttavia lo deve fare».

Il libro in questione è, naturalmente, Il Re Pallido, il romanzo postumo di DFW che sto leggendo con la lentezza incredula di un sommelier alle prime armi che si è ritrovato tra le mani l’ultima bottiglia rimasta di un vino unico e pregiato e che sa (il sommelier alle prime armi) che ogni sorso degustato ne diminuirà irrimediabilmente la quantità totale residua. Ma tant’è.

Insomma,

prima di tediarvi con riflessioni personali non resisto a copiare un passaggio incredibilmente adatto a descrivere quello che sta accadendo in questi giorni in Italia con le operazioni della Guardia di Finanza e tutto lo strascico di dichiarazioni su chi controlla/dovrebbe-controllare coloro che evadono il fisco e non pagano le tasse (illuminanti le riflessioni del noto economista Boldi).

A parlare, a pag.168 del Re Pallido, invece, è un anziano dipendente dell’Agenzia delle Entrate:

– E’ come se ti trovassi su una scialuppa di salvataggio con altra gente e ci fosse solo un tot da mangiare e ti toccasse dividerlo. C’è solo un tot che va spartito e tutti hanno una fame da lupi. Tu vorresti tutto il cibo per te, stai moderndo di fame. Ma lo stesso vale per gli altri. Se mangiassi tutto tu poi non riusciresti più a convivere con te stesso.

– Per non dire che gli altri ti ucciderebbero.

– Ma il punto è psicologico. E’ ovvio che lo vuoi tutto tu, è ovvio che vuoi tenere ogni centesimo di quello che guadagni. Ma non lo fai, paghi la tua parte, perché è così che dev’essere per l’intera scialuppa di salvataggio. Hai una specie di obbligo morale verso il resto della scialuppa. E verso te stesso hai l’obbligo morale di non essere il tipo che aspetta che gli altri dormano per mangiarsi tutto.

Per finire con:

– «Dovere» è un parola un po’ brutale. Non dico che sia loro dovere pagare le tasse. Dico solo che non ha senso non farlo. E in più li becchiamo.

Ecco.

L’immagine viene da wikipedia.