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ALLA ROVESCIA OVVERO: LE IMMAGINI PERDUTE DELLO SCIOPERO AL CONTRARIO DI SONNINO

A

Alla rovescia. Questa è la storia di una ricerca che ha attraversato più generazioni.

La storia delle immagini perdute girate da due noti registi a Sonnino, negli anni ’50, e ritrovate proprio pochi giorni fa.

Come definirla in breve? È stato come scoprire che Ulisse ha veramente girovagato per il Mediterraneo sfidando mostri e divinità prima di tornare a Itaca.

Ero poco più che adolescente quando sentii raccontare da mio zio Antonio Bernardini (che ancora ringrazio per questo) la storia dello Sciopero a Rovescio e delle immagini perdute di De Santis e Pontecorvo. Immagini che da allora (fine anni ’90) sogno di ritrovare.

Ma prima di vederle, perché sì, le ho trovate, facciamo un passo indietro.

Nell’inverno del 1951, a Sonnino, dove sono nato e cresciuto, avvenne questa originalissima forma di lotta la cui storia affascinò subito me e gli amici con cui condividevo letture e ideali.

Verso la fine degli anni ’90 quando ne sentimmo parlare, ce ne innamorammo subito per l’essenza provocatoria e rivoluzionaria ma allo stesso tempo dadaista.

Una lotta realizzata 50 anni prima da quelli che avrebbero potuto essere i nostri nonni che parlava direttamente a noi con un linguaggio che capivamo perfettamente e in cui, a tratti, ci riconoscevamo.

Chi lavora, per far valere i propri diritti, può scioperare.

Ma chi non ce l’ha un lavoro, come fa?

Ed ecco lo Sciopero a rovescio ovvero: lavorare gratuitamente per protestare ma – attenzione – realizzando un’opera di pubblica utilità come ad esempio una strada.

Ideato dalla CGIL di Di Vittorio dopo la grande inchiesta sul sud, venne realizzato a Sonnino che – forse – fu il primo paese dei Monti Lepini ad accoglierlo come forma di lotta, per poi giungere a Priverno, Sezze, Roccagorga, Bassiano.

A Sonnino si decise di realizzare una strada. In altre parti d’Italia si sarebbero poi costruite anche una diga (i contadini della Val Vomano), un’automobile (gli operai di Torino), un trattore (i meccanici di Reggio Emilia) e addirittura una nave (i cantieristi di Sestri Ponente, Genova).

Insomma: mentre USA e URSS si contendevano il dominio del mondo, i disoccupati di Sonnino lavoravano gratis sperando in un futuro migliore.

E cosa sperava questa gente? Semplice: di essere assunta dallo Stato per terminare la costruzione della strada. Ma lo Stato mandò le camionette della Polizia per ristabilire l’ordine e ci furono diversi arresti.

La strada dello sciopero a rovescio di Sonnino – purtroppo – non fu mai terminata e, anzi, se ne perse la memoria. Nel corso degli anni divenne addirittura una discarica dove molti abbandonavano elettrodomestici ingombranti. Dimenticando probabilmente che quel benessere raggiunto era stato realizzato (anche) grazie a chi l’aveva tracciata. Va detto, per correttezza, che sebbene ancora priva di memoria, oggi la strada è pulita e ben tenuta.

Quella strada interrotta divenne così – almeno per me e gli amici di allora – l’idea di un futuro tracciato dai nonni per le generazioni successive mai raggiunto pienamente.

E visto che in quegli anni li avevamo a disposizione quei nonni, sia a casa che nelle sezioni dei partiti ma, soprattutto, seduti fuori dai bar in piazza mentre giocavano alla passatella, ci intrattenevamo volentieri ad ascoltarli.

Noi chiedevamo, e loro rispondevano e raccontavano. E così ci tramandavano le storie nostre. Pura tradizione orale. In saecula saeculorum.

A volte i racconti erano nitidi e inconfutabili che manco l’Istituto Luce. Altre volte i ricordi si confondevano e i fatti erano in contraddizione. E così noi imparavamo seduti al bar come nasceva l’epica che avevamo studiato al liceo.

Era un po’ come ascoltare Omero. E a Omero non vai certo a dire che la volta prima il racconto era diverso. Soprattutto se ha già finito una Peroni e sta sfidando un altro a Padrone-e-Sotto.

Nel freddo inverno del 1951, durante quei giorni di sciopero, a Sonnino accaddero molte cose che forse – chissà – un giorno riuscirò a raccontare meglio. Ma tra le tante a una sono sempre stato particolarmente legato. Una vera e propria leggenda di paese.

Pare che un giorno, durante questo sciopero a rovescio, arrivarono a Sonnino due ragazzi da Roma. Due giovani del Partito (dove Il Partito era il partito per antonomasia, ovvero il PCI) con una macchina da presa, e iniziarono a riprendere gli scioperanti. I carabinieri che sorvegliavano la strada tentarono di requisire le pellicole ma alcune ragazze di Sonnino le nascosero, forse sotto le gonne, quasi sicuramente nelle ceste di vimini dove tenevano il cibo, riuscendo così a sfuggire alle forze dell’ordine e a tornare in paese dove restituirono le pellicole ai registi.

Quei due giovani erano Gillo Pontecorvo e Giuseppe De Santis.

E qui va detto che gli Scioperi a rovescio influenzarono in età più adulta i due registi a tal punto che entrambi li raccontarono in due loro film e se non ci credete andate a rivedervi Giovanna, il primo di Pontecorvo del ’56 e La strada lunga un anno del ’58 di De Santis, che andò a girarlo nella ex-Jugoslavia ricostruendo precisamente le colline nostre, sassi compresi.

Ora, il fatto era che tutti i Sonninesi con cui avevamo parlato concordavano (gonne a parte) sul racconto ma nessuno, e dico nessuno, aveva mai visto queste immagini.

Era quindi legittimo sospettare che fossero andate perdute o – peggio – che non fossero mai esistite.

Le immagini perdute e ritrovate di Sonnino

La storia di come sono riuscito a ritrovarle è una storia a sé che forse – anche questa – un giorno racconterò meglio.

Per ora mi preme solo condividerle con gli amici e i compaesani, festeggiare con loro e fare i dovuti ringraziamenti.

Innanzi tutto ringrazio zio Antonio che oltre ad avermi raccontato questa meravigliosa storia della nostra gente mi ha fornito, nel corso degli anni, ottimi spunti e indizi che mi hanno condotto a ritrovare queste immagini.

Mio papà e i miei fratelli a cui ho mostrato le immagini appena ritrovate per capire se anche loro vedessero esattamente quello che vedevo io e se potessero confermarmi che fosse Sonnino.

Ma papà, mamma e fratelli non bastavano.

Così ho chiesto aiuto a Candido Paglia di Sonnino.info, che è una delle più preziose e affidabili memorie storiche del paese. A lui ho sottoposto le immagini ritrovate e non ha esitato ad analizzarle, fotogramma per fotogramma, documentando in maniera inconfutabile che il paese ripreso fosse Sonnino e che quelle facce fossero quelle della nostra gente.

Sangue del nostro sangue, nervi dei nostri nervi, come diceva la canzone.

A questo punto Claudio Olivieri dell’AAMOD – Archivio del Movimento Operaio (grazie!) ha accolto la mia richiesta e ha modificato la scheda del sito dedicata allo Sciopero a rovescio e il video su Youtube attribuendo a Sonnino e ai Sonninesi le immagini che vedrete.

È tutto.

Anzi no.

Uno di questi nonni/Omero che ho avuto la fortuna di conoscere e che vedo ancora nella mia mente seduto sui gradini del portico mentre corro per andare a prendere l’autobus, o in piazza, o in sezione, o giù da Francesco, o chissà dove prima degli esami di maturità, una volta mi disse, a proposito dello Sciopero a rovescio:

“La rivoluzione la fa chi gli serve”

Una frase che rappresenta fedelmente lo spirito di questa straordinaria vicenda umana e politica e, per me e la mia generazione, anche qualcosa in più.

Gramsci avrebbe detto Pessimismo della ragione, ottimismo della volontà, ma sono sicuro intendesse esattamente la stessa cosa.

La teoria, la prassi, la vita.

Grazie anche a te Anastasio.

Sciopero a rovescio – Sonnino, 1951

Le immagini durano poco più di 3 minuti.

Buona visione.

Per raggiungere la scheda dell’Archivio cliccare sull’immagine qui sotto o sul link:

Scioperi a rovescio Sonnino, Archivio Movimento Operaio

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diego altobelli

Ossessionato dai dualismi anima e corpo, reale e virtuale, ragione e volontà, obladì obladà. Quando non è distratto dalla vita aggiorna questo blog. Ogni tanto scrive sceneggiature e racconti.

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